Us, Michele Cocchi

Ph: eccoilibri
  • Autore: Michele Cocchi
  • Editore: Fandango Libri
  • Collana: Weird Young
  • Data uscita: 28/05/2020
  • Pagine: 320
  • Prezzo di copertina: € 17,00

“Di Us dicono tutto e il contrario di tutto”.

“La gente dice un sacco di stronzate. A me interessa soltanto arrivare in fondo e vincere i dieci milioni”, dice Hud.

“Allora dobbiamo essere uniti, l’ha detto anche il Grande Saggio, altrimenti non abbiamo speranze”.

Quello di Michele Cocchi, psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza, è il secondo romanzo della nuova collana editoriale della casa editrice Fandango Libri, denominata Weird Young, e affronta un tema del quale si parla ancora troppo poco, soprattutto in Italia: quello del fenomeno Hikikomori. Quest’ultimo, è un termine giapponese usato per riferirsi a coloro che hanno scelto di ritirarsi dalla vita sociale, spesso cercando livelli estremi di isolamento.

Us” è un romanzo ambientato ad Airole, (IM), un paese di provincia che si trova in Liguria, vicino al confine con la Francia. Il protagonista è Tommaso, un ragazzo di sedici anni che da diciotto mesi non esce da casa; ha deciso di ritirarsi nella propria stanza e di impiegare il tempo giocando con i videogiochi, guardando vecchie partite NBA, interrompendo la vita sociale e decidendo di non frequentare più la scuola.

Il titolo, “Us“, (dall’inglese “noi“), è proprio il nome di un gioco che consiste nella formazione di squadre da tre giocatori che devono affrontare cento campagne in un anno; Us prevede che a vincere sia la squadra che resterà unita fino alla fine del gioco. All’avatar di Tommaso, che per sé sceglie il nome Logan, (preso dal mutante degli X-Men, Wolverine), si affiancano altri due giocatori, Hud e Rin, rispettivamente un ragazzo e una ragazza.

I tre ragazzi non si conoscono: una delle regole di Us consiste nel fatto che tra di loro, i giocatori non possano parlare di argomenti personali come per esempio rivelarsi l’età o il vero nome. I tre membri della squadra diventano amici durante queste campagne che consistono nel far vivere ai giocatori cento missioni storiche di fatti realmente avvenuti durante il Novecento. Il gioco, di volta in volta, decide da che parte dovranno stare i tre ragazzi, (se dalla parte dei cattivi della guerra o dalla parte dei buoni), e in base alle scelte che vengono prese da Logan, Hud e Rin, Us modifica le missioni e controlla che i tre restino uniti nelle decisioni che man mano devono essere prese.

Prima di affrontare la lettura di questo libro, avevo un po’ di timore perché quello degli hikikomori è un tema respingente: anche senza aver letto il libro, sapere che il romanzo parla di questo argomento ci costringe a pensare cosa avremmo fatto noi in una situazione del genere e come potremmo aiutare un nostro caro che vive una circostanza simile.

Dopo aver letto il libro, posso dire che “Usaffronta questo argomento senza creare ansia, anzi mette il lettore a proprio agio e fa vedere chiaramente che Tommaso è un ragazzo normalissimo, che però ha deciso di ritirarsi dalla vita sociale. É subito evidente che ci sia qualcosa che non va, ma la narrazione non diventa mai eccessivamente drammatica o pesante e proprio per questo motivo, penso sia un libro adatto ai più giovani perché permette al lettore di immedesimarsi con il personaggio di Tommaso e di far cogliere degli aspetti importanti che riguardano l’età adolescenziale.

L’autore del libro è uno psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza e questo è rincuorante perché quando si tratta di argomenti così complessi, (soprattutto perché hanno a che fare con i ragazzi), reputo che se ne debba parlare con cognizione di causa, non soltanto in base a un’esperienza diretta, ma anche sulla base di competenze scientifiche. Solo in questo modo si può, secondo me, parlare di un fenomeno che spesso viene banalizzato o confinato a capriccio adolescenziale.

Il fenomeno hikikomori non può certamente essere relegato a qualcosa che è vissuto con leggerezza, né da parte dei diretti interessati, né soprattutto da parte delle famiglie. É evidente come questo sia un problema che affonda le proprie radici in un disagio che può avere varia eziologia. Un ruolo importante in tutto questo è di certo giocato dal ruolo degli educatori primari: i genitori.

Un aspetto che mi ha indubbiamente colpita sin dalle prime pagine di “Us“, riguarda il rapporto che Tommaso ha con i propri genitori. Entrambi, con Tommaso, si sentono in difficoltà perché non sanno che fare. Il ragazzo vive il disagio di dover dare delle spiegazioni ai propri genitori su come occupa il tempo che passa stando chiuso per ore e ore nella sua stanza, uscendo soltanto per i bisogni primari:

“Si toglie le ciabatte e lentamente raggiunge il frigo in cucina. Dentro, sul primo ripiano, trova un piatto fondo coperto da un piano, la cena che mamma gli lascia ogni sera. […] Questo è uno dei momenti peggiori della giornata, quando deve uscire allo scoperto come un ladro per cercare qualcosa da mangiare, rischiando di imbattersi in suo padre o sua madre e di sentirsi improvvisamente addosso i loro sguardi venati di rimprovero. L’imbarazzo di dover dire qualcosa o di dare spiegazioni”.

Questo aspetto è importante, secondo me, perché dice tanto del rapporto che si viene a instaurare tra Tommaso e le due figure genitoriali di riferimento. Da quando è rinchiuso in casa, il ragazzo teme di imbattersi nei genitori perché pensa che non lo possano capire ed è costantemente infastidito dai biglietti che gli lascia la madre, e che contengono messaggi come questo:

Lo so amore che non vuoi che ti scriva, ma sono tre giorni che non ci scambiamo una parola. […] Dovresti essere più gentile con la tua mamma e parlarle un po’ di più, perché lei ti vuole tanto bene. Ecco volevo dirti questo, che qualche volta sbaglio, ma è umano, in tal caso, ti prego di perdonarmi.

I bigliettini che la madre lascia disseminati in cucina perché il figlio li legga, fanno comprendere la disperazione della donna, che non sapendo come comportarsi, si colpevolizza, dandosi la colpa della situazione in cui si trova Tommaso.

L’aspetto che riguarda il modo in cui i genitori di Tommaso si relazionano con lui, mi ha fatto riflettere sulle angosce che spesso pervadono i genitori di oggi. Una di queste è relativa all’esigenza di sentirsi amati dai propri figli. Questa necessità, se ci pensiamo, è inedita rispetto al passato, dove questo aspetto non era contemplato e ribalta la dialettica del riconoscimento: non sono più i figli che domandano di essere riconosciuti dai loro genitori, ma sono i genitori che domandano di essere riconosciuti dai loro figli. Per risultare amabili, spesso i genitori devono sempre dire di e porsi in un’atteggiamento di genitore-amico.

La seconda grande angoscia dei genitori di oggi è legata al principio di prestazione che in questo romanzo si ravvisa nel momento in cui i genitori di Tommaso soffrono per gli insuccessi del figlio, decidendo di rimuovere gli ostacoli al posto di Tommaso. Di fronte agli ostacoli, capita molto spesso che la famiglia iper-moderna si mobiliti per rimuoverli senza dare il giusto tempo al figlio di farne esperienza. Le attese narcisistiche dei genitori, rifiutano di misurarsi con questo limite, attribuendo ai figli progetti di realizzazione obbligatoria, dai quali sorgono numerosi problemi perché molto spesso i figli si sentono schiacciati da queste dinamiche familiari che rischiano di causare il problema opposto e il conseguente rifiuto della socialità da parte dell’adolescente.

“Non capisco che cosa può esserci di tanto difficile, ce la fanno tutti, i tuoi amici, i tuoi compagni di scuola, quelli del basket, sono tutti là fuori e vivono la loro vita, persino Alberto che non vale la metà di quello che vali tu…”

Dopo aver accompagnato i figli verso l’autonomia, i genitori dovrebbero sfumare gradualmente la loro presenza in un rinnovato rapporto che possa diventare tra adulti; quando questo non avviene, si rischia la stagnazione che può portare a fenomeni come quello di cui si parla in questo romanzo e che quindi colpiscono i ragazzi adolescenti e preadolescenti o anche i giovani adulti.

C’è un’espressione che viene usata dai pedagogisti che è chiarificatrice dei rapporti che intercorrono oggi all’interno della famiglia nucleare, si parla infatti di bambino sovrano, termine con il quale si definisce la nuova dinamica familiare secondo la quale i genitori non possono imporre al bambino e poi all’adolescente norme, confini e limiti. Tale mutamento, si lega indissolubilmente al cambiamento dei ruoli genitoriali in direzione di una conflittualità intergenerazionale sempre più ridotta: si assiste a relazioni tra genitori e figli in cui il padre e la madre diventano amici dei propri figli e quindi non rappresentano più delle figure normative, come era fino a qualche anno fa. Avviene, oggi, una rottura con il vecchio sistema genitoriale che era definito normativo, al quale oggi si contrappone la famiglia cosiddetta affettiva, ed è quello che succede in questo libro nel momento in cui il padre di Tommaso, (figura alquanto controversa all’interno del romanzo), si pone come amico nei confronti del figlio che soffre questo rapporto in cui il padre non rispecchia la figura genitoriale che Tommaso vorrebbe che fosse.

“Eccoci, lo sfogo della mamma permetterà al papà di giocare il ruolo che preferisce, quello del pacificatore ottimista, di chi pensa di avere la situazione sotto controllo, certo della strada da intraprendere. […] Gli è grato, ma allo stesso tempo lo disprezza, che razza di padre è un padre che non è capace di infuriarsi”.

Tommaso quindi, decide di relegarsi nella sua stanza e di stordirsi con i videogiochi pur di non pensare, pur di non vedere quello che c’è fuori e che molto probabilmente si sta perdendo. Decide di arrendersi e il suo corpo ubbidisce a questa esigenza che sente sua e vede come una scelta personale ma sappiamo che così non è, perché sicuramente dettata da un disagio profondo:

“Il suo corpo gli ubbidisce senza protestare, segue le sue indicazioni, il torpore è una sorta di congelamento dove il tempo può trascorrere senza lasciare segni, senza costringerlo a pensare. Se non funziona, può sempre contare sui video, gli anime o i vecchi videogiochi”.

Qual è, quindi, la chiave per uscire da un periodo così lungo di stagnazione? A un certo punto, Tommaso riuscirà a trovare una spinta e senza neanche pensarci, uscirà da casa per riappropriarsi della sua vita? Forse “Us“, in tal senso, potrebbe aprirgli delle porte e ampliare le sue prospettive…

Partendo dal presupposto che il romanzo è rivolto a un pubblico di giovani lettrici e lettori, penso che questo libro sia un buon punto di partenza per iniziare ad approcciarsi all’argomento hikikomori senza che il tema diventi angoscioso per chi legge. Può essere un romanzo letto e apprezzato anche da persone più grandi che quindi escono dal canone del Weird Young.

É un romanzo che consiglierei anche a genitori ed educatori, soprattutto se sono appassionati di videogiochi e intendono capire un po’ meglio questo fenomeno. Molto spesso, soprattutto gli adulti pensano che il videogioco sia la causa quando in realtà è solo uno strumento che i ragazzi che vivono questo disagio utilizzano pur di non pensare.

Il libro mi ha fatto riflettere sulla spinta della quale talvolta, ognuno di noi ha bisogno per andare avanti. É vero che si dovrebbero prendere determinate scelte in maniera intrinseca, solo sulla base delle proprie forze ed esigenze ma quando questo non succede, forse ci si può salvare solo con l’aiuto degli altri.

QUI, l’autore di “Us” ci parla del fenomeno hikikomori.

1 pensiero su “Us, Michele Cocchi”

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